Via libera al regime anche con datore estero e smart working, con imponibile ridotto al 40% per i lavoratori con figli minori.

Con la Risposta a interpello n. 82 del 20 marzo l’Agenzia delle Entrate ha fornito importanti chiarimenti in merito all’applicazione del nuovo regime agevolativo per lavoratori impatriati, disciplinato dall’art. 5 del D.Lgs. n. 209/2023.

L’Istante ha chiesto se la continuità del rapporto con il datore di lavoro estero e lo svolgimento dell’attività da remoto dall’Italia possano precludere l’accesso al regime, nonché se, in presenza di tre figli minori già residenti in Italia, possa beneficiare della maggiore agevolazione con imponibile ridotto al 40%.

Il parere dell’Amministrazione finanziaria
Nel proprio intervento l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che la continuità del rapporto di lavoro con il datore estero non costituisce causa ostativa all’accesso al regime, a condizione che siano rispettati tutti i requisiti previsti dalla normativa, tra cui lo svolgimento prevalente dell’attività lavorativa nel territorio italiano.
Inoltre, è stato precisato che, in presenza di figli minori residenti in Italia durante il periodo di fruizione del beneficio, i redditi prodotti nel territorio dello Stato concorrono alla formazione del reddito complessivo nella misura ridotta del 40%, anche se i figli sono rientrati in Italia in un momento antecedente rispetto al trasferimento del lavoratore.

Pertanto, il contribuente potrà accedere al nuovo regime degli impatriati a partire dal 2026 e per i successivi quattro periodi d’imposta, beneficiando, al ricorrere delle condizioni, della maggiore agevolazione prevista per i lavoratori con figli minori.