Siamo entrati in una nuova era per il credito alle imprese. Se fino a pochi anni fa il dialogo tra banca e impresa si concentrava quasi esclusivamente su indici di bilancio, flussi di cassa e garanzie reali, oggi il panorama è radicalmente mutato. Nel 2026, la sostenibilità non è più un concetto astratto o un’operazione di marketing, ma un pilastro fondamentale del Rating bancario.

Il segnale più chiaro di questa trasformazione arriva dal Tavolo per la Finanza Sostenibile (che riunisce MEF, Banca d’Italia, Consob, IVASS e COVIP), che ha recentemente rilasciato l’aggiornamento di dicembre 2025 del documento “Il Dialogo di Sostenibilità tra PMI e Banche”. Questo testo non è un semplice manuale, ma una vera e propria “tabella di marcia” per le aziende che vogliono mantenere o migliorare il proprio accesso ai finanziamenti.

Il nuovo standard: la “Priorità 1” per le Microimprese

Una delle novità più rilevanti dell’ultimo aggiornamento riguarda la categorizzazione delle informazioni richieste. Il documento introduce un approccio modulare basato sul principio di proporzionalità, distinguendo tra Priorità 1 e Priorità 2.

La Priorità 1 identifica un set di informazioni di sostenibilità considerato imprescindibile dagli istituti di credito. Sebbene il documento sia su base volontaria, il messaggio per il mercato è inequivocabile: le banche hanno bisogno di questi dati per adempiere ai propri obblighi normativi e per valutare correttamente il rischio di credito.

Il testo stabilisce un nesso diretto tra questo livello di priorità e le microimprese. In un’ottica di semplificazione, si presuppone che le aziende di minori dimensioni forniscano almeno questo set minimo di informazioni. Tuttavia, la scelta non è rigida: qualsiasi PMI può concordare con la propria banca di iniziare dal livello “Priorità 1” per avviare un percorso graduale di trasparenza ESG.

Perché i dati ESG influenzano il Rating bancario?

Dal 1° gennaio 2026, le nuove linee guida dell’EBA (European Banking Authority) sulla gestione dei rischi ESG sono diventate pienamente operative per il sistema bancario. Questo significa che le banche sono ora obbligate a integrare i fattori ambientali, sociali e di governance nei loro modelli di valutazione del rischio.

Non si tratta di una scelta “etica” delle banche, ma di una necessità tecnica: i fattori ESG sono considerati dei driver che possono amplificare i rischi tradizionali. Ad esempio:

  • Rischi Fisici: un’impresa situata in una zona ad alto rischio idrogeologico senza adeguate coperture assicurative è intrinsecamente più rischiosa.

  • Rischi di Transizione: un’azienda con elevati consumi energetici da fonti non rinnovabili potrebbe trovarsi in difficoltà di fronte a nuove tasse sulle emissioni o a cambiamenti repentini del mercato.

I dati dimostrano che la convergenza tra sostenibilità e solidità finanziaria è reale: le imprese con punteggi ESG elevati registrano tassi di default significativamente inferiori rispetto alla media. Di conseguenza, chi è in grado di fornire dati trasparenti e affidabili può beneficiare di un miglior Rating bancario, che si traduce in tassi di interesse più bassi e condizioni di finanziamento agevolate.

Il ruolo strategico del Consulente

Il passaggio dalla gestione contabile tradizionale alla rendicontazione ESG rappresenta una sfida complessa per le PMI italiane, spesso prive di personale dedicato a queste tematiche. È qui che la figura del Commercialista diventa centrale.

Non è necessario attendere l’obbligo di un bilancio di sostenibilità completo per iniziare a comunicare il proprio valore. Per le imprese che hanno affidamenti bancari ma sono ancora lontane da una rendicontazione strutturata, una strategia proattiva consiste nell’inserire un paragrafo dedicato alla sostenibilità direttamente nella Nota Integrativa o nella Relazione sulla Gestione.

In questo spazio, l’impresa può dare evidenza delle informazioni di “Priorità 1”, come:

  • l’efficienza energetica degli immobili.

  • le politiche di salute e sicurezza sul lavoro.

  • le procedure per garantire la parità di trattamento e i diritti dei lavoratori.

  • l’adozione di codici etici o modelli organizzativi (es. Modello 231).

Verso un credito “a due velocità”

Le analisi di mercato per il 2026 delineano un sistema creditizio “a due velocità”. Da un lato, le imprese che abbracciano la trasparenza e iniziano a misurare le proprie performance ESG, garantendosi l’accesso alla liquidità necessaria per crescere. Dall’altro, le imprese “opache”, che rischiano di vedere ridotti i propri canali di finanziamento indipendentemente dalla bontà del proprio prodotto o servizio.

Lo scopo di questo articolo non è fornire una soluzione immediata a un cambiamento così profondo, ma evidenziare come la sostenibilità sia diventata un requisito industriale e finanziario.

Il consiglio per ogni imprenditore è di non subire passivamente le richieste della banca, ma di affrontare l’argomento in modo strutturato con il supporto del proprio Commercialista, trasformando un onere informativo in un vantaggio competitivo strategico.